giovedì 5 marzo 2020

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Silvia Blasi

lunedì 2 marzo 2020

Inceneritori: nessun impianto se il Comune non è favorevole




Da oggi in poi, senza parere favorevole del Comune interessato la Regione non potrà autorizzare nessun impianto di trattamento e di incenerimento rifiuti grazie ad un emendamento del Movimento 5 stelle.

Sono state integralmente recepite le osservazioni che ho inviato alla Direzione Regionale nell’ambito della procedura autorizzativa per l’impianto di incenerimento rifiuti proposta dalla società A2A nel comune di Tarquinia.
Nel collegato al bilancio è stato approvato un mio emendamento che riguarda delle sostanziali modifiche all'art. 15 della L.R. 27/98 e che recepisce i più recenti orientamenti della giurisprudenza amministrativa (come ad esempio la pronuncia n.480/2017 del TAR del Piemonte). Nel merito: con questa nuova norma l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) non potrà più costituire variante urbanistica automatica se il Comune territorialmente competente non si esprimerà favorevolmente al progetto.

pagg. 59-60 della L.R. 1/2020 (BURL suppl. 2 27-02.2020)

Riferendomi poi all’altro emendamento sul tema che rappresenta un ulteriore ostacolo alla realizzazione di inceneritori e che recentemente è stato approvato: fermo restando il divieto assoluto di costruire nuovi impianti di incenerimento e di trattamento se non previsti nel piano rifiuti vigente, questa ulteriore norma, che ovviamente si applica anche al progetto presentato dalla A2A, ristabilisce, nel rispetto dei principi di semplificazione procedimentale, la centralità degli enti locali per le decisioni che riguardano gli strumenti urbanistici.

Mi aspetto che gli amministratori locali che hanno alimentato in questi ultimi mesi la battaglia contro l’inceneritore di Tarquinia informino correttamente la cittadinanza sugli strumenti normativi appena introdotti per contrastare anche questo scellerato progetto. Il Movimento 5 Stelle - a differenza di altre forze politiche - è da sempre contro gli inceneritori e ha ottenuto faticosamente questo risultato dopo un lungo lavoro.

Sindaci e consiglieri comunali che sono saliti sulle barricate per opporsi, giustamente, alla realizzazione dell’inceneritore sul loro territorio, sarebbe il caso si ponessero seriamente qualche domanda e soprattutto dessero qualche risposta chiara ai cittadini visto che i loro colleghi di partito in regione e a livello nazionale si dichiarano favorevoli difendendo a spada tratta questo genere di impianti. La schizofrenia politica, a mio avviso, non può essere tenuta nascosta a lungo e prima o poi presenterà il conto.


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sabato 29 febbraio 2020

M5S blocca nuovi impianti di incenerimento rifiuti nel Lazio




Grazie ad un emendamento presentato dal Movimento 5 stelle non si potranno più realizzare impianti di incenerimento rifiuti se questi non sono espressamente previsti nel Piano Rifiuti Regionale.

Dall’entrata in vigore del Collegato al Bilancio (BURL 17 suppl. 2 del 27-02-2020), la Regione Lazio non potrà ignorare il divieto di autorizzazione e installazione a nuovi termovalorizzatori non previsti nel Piano dei rifiuti regionale grazie ad un apposito emendamento, di cui sono firmataria, che siamo riusciti a far approvare. Dato che sia in quello vigente che nella proposta del nuovo piano rifiuti non sono previsti altri impianti di incenerimento, oltre quelli già esistenti, anche l’impianto che la società A2A avrebbe previsto di realizzare a Tarquinia non potrà essere autorizzato perché il suddetto divieto, introdotto per legge, si applica espressamente anche ai procedimenti autorizzativi pendenti (V. p.to 19 pag. 59 BURL 17).

Siamo arrivati al punto in cui la Regione dovrà ufficialmente confermare con i fatti, le parole dell’Assessore Valeriani che in recenti dichiarazioni al Consiglio ha confermato che non vi saranno nuovi inceneritori perché quelli esistenti sono sufficienti e che anche il nuovo piano dei rifiuti va in direzione opposta.

Il prossimo 5 marzo 2020 durante la prima seduta della Conferenza dei Servizi, che la legge obbliga a convocare, la Direzione regionale dovrà prendere atto delle nuove disposizioni normative rigettando l’istanza della A2A.

Speriamo di aver messo una buona volta la parola fine alla questione inceneritori e di aver posto un altro tassello che ci consenta convintamente di intraprendere la strada virtuosa del riciclo, del riuso e soprattutto del cambio di mentalità che passa per produrre meno rifiuti.

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venerdì 28 febbraio 2020

Acqua pubblica: resti in vita il Consorzio Medio Tirreno





Grazie ad un Ordine del giorno presentato dal Movimento 5 stelle redatto dal consigliere Porrello, ed approvato nella seduta odierna del Consiglio, continuerà ad esistere il Consorzio del Medio Tirreno che gestisce la fornitura idrica dei comuni di Civitavecchia, Tarquinia e Santa Marinella.

Il Consorzio di diritto pubblico che gestisce il servizio idrico integrato a Civitavecchia, Tarquinia e Santa Marinella, e lo fa coerentemente con i principi stabiliti dalla L.R. 5/2014 oltre che in maniera virtuosa economicamente parlando, sarà mantenuto finché non verranno stabiliti i nuovi Ambiti di Bacino Idrografico grazie ad un nostro Ordine del giorno. Sono contenta di questo risultato che scongiura l’ipotesi di un passaggio alla Talete che invece, come tutti sappiamo, è in una situazione finanziaria fallimentare; mi chiedo quale sia la posizione del sindaco di Tarquinia Giulivi che non ha ancora dato risposta al consigliere del Movimento 5 stelle Andrea Andreani che ha presentato una interrogazione proprio su questo argomento.

lunedì 24 febbraio 2020

Per la Regione le faggete depresse stanno sotto i 300 m.s.l.m.






Gli studi scientifici situano le faggete ad una quota che, di solito, è superiore ai 1000 m.s.l.m. nell’Italia peninsulare. Come tutti sanno, evidentemente a parte la Regione, nel Lazio questa quota scende in alcuni rari casi dando luogo alle cosiddette faggete depresse site a quote inferiori agli 800 m.s.l.m.

Ora, affermare che le faggete depresse nel Lazio stiano sotto i 300 m.s.l.m. è una follia antiscientifica: purtroppo è stato approvato una modifica all’art. 34 bis delle norme in materia di gestione delle risorse forestali (L.R. 39/2002) che modifica la definizione di faggete depresse ponendole proprio ad un altitudine inferiore i 300 m.s.l.m.
Questa modifica vanifica di fatto l’obiettivo di sottrarre alle utilizzazioni forestali tali ecosistemi esponendo al taglio faggete come quelle circostanti il Lago di Vico.

Sono perciò a rischio tutte le faggete in provincia di Viterbo che trovandosi sotto gli 800 m.s.l.m., prima della modifica, erano tutelate in maniera particolare e soprattutto ne era vietato il taglio come recita il comma 3 dell’art. 34 bis della suddetta L.R. 39/2002: “Per le faggete depresse (…) sono vietate le utilizzazioni per finalità produttive fatto salvo i tagli necessari per la conservazione della faggeta o per motivi di pubblica incolumità”.

Ora tutto questo è stato spazzato via dagli stessi che, da una parte, spendono 12 milioni di euro in tre anni per piantare alberi con il progetto Ossigeno, dall’altra, promuovono di fatto, il taglio di ecosistemi esistenti che sono importanti serbatoi di C02 a testimonianza di una grande resilienza a quei cambiamenti climatici che mai come ora sono così evidenti a tutti.

giovedì 13 febbraio 2020

Beni confiscati alla mafia per le donne vittime di violenza: BOCCIATO





È stato bocciato dalla maggioranza con dichiarazione di voto contrario della lista civica Zingaretti il mio emendamento al collegato al bilancio 2020 in discussione in aula che, ai sensi del D.Lgs. 159/2011, destinava beni immobili confiscati alla mafia o ad altre organizzazioni criminali proprio alla realizzazione di case rifugio per le donne vittime di violenza.

Come avevo avuto modo di spiegare qualche giorno fa nella nostra regione la L.R. 4/2014, tra le altre iniziative, prevede la possibilità per la Regione di concedere in comodato d’uso immobili del proprio patrimonio a ”enti o associazioni che hanno tra gli scopi statutari essenziali la lotta ad ogni forma di violenza contro le donne ed i minori” per trasformarli in centri antiviolenza, case rifugio, o case di semiautonomia.
Dopo aver approvato un mio Ordine del giorno che impegnava la Giunta a valutare possibili interventi per istituire questo tipo di strutture a favore di donne vittime di violenza nei comuni di Tarquinia e Montalto di Castro in provincia di Viterbo, unica nel Lazio ad esserne sprovvista, la maggioranza ha bocciato l’emendamento al collegato al bilancio che destinava a tale scopo i beni immobili confiscati alla mafia e alle organizzazioni criminali.
Non c’è stata nessuna spiegazione da parte della Giunta e non voglio credere che l’emendamento sia stato bocciato per meri motivi politici solo perché proveniente dall’opposizione. Se così fosse sarebbe molto grave e indicherebbe una scarsissima considerazione per un argomento come quello della violenza sulle donne che purtroppo è di allarmante attualità e definito dal Procuratore Generale della cassazione Giovanni Salvi come una vera e propria emergenza nazionale.

martedì 11 febbraio 2020

Piano di tutela delle coste: tante chiacchiere, fatti zero!



Si è tenuta ieri in Commissione XII "Tutela del territorio, erosione costiera, emergenza e grandi rischi, protezione civile e ricostruzione" un'audizione con i sindaci dei comuni del litorale laziale. Il tema estremamente importante era quello dell'erosione costiera e della tutela delle coste che risultano essere prioritari per la salvaguardia dei nostri litorali anche in chiave turistica.

Duole costatare che ai reiterarti annunci dell'Assessore circa l'imminente inizio dell'iter di approvazione del Piano di Tutela delle Coste, strumento di base per pianificare in maniera organica gli interventi a tutela della riviera, non sia seguita alcuna azione. Proprio un anno fa, in un'audizione nella stessa commissione l'Assessore annunciava entro la fine del 2019 una delibera di Giunta con il Piano per la gestione integrata della costa. Ad oggi l'unico atto che mi risulta è l'incarico all'Università di Roma Tre per uno studio sulla costa dal titolo: “Analisi di supporto al Piano di Difesa Integrata delle Coste del Lazio".

Infine noto che il sito del Centro Marittimo per la Gestione Integrata delle Zone Costiere è aggiornato, per modo di dire, al 2016.

Purtroppo la situazione è sempre la stessa: si fa un gran parlare di rilanciare il turismo, di salvaguardare paesaggi e peculiarità locali di ogni tipo, ma poi ambiente e territorio sono quelli che patiscono di più l’indecisione, l’immobilità e le chiacchiere che quasi sempre sono seguite da pochi fatti.
Insomma è proprio il caso di dire che siamo in alto mare e speriamo non arrivi qualche mareggiata!

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lunedì 10 febbraio 2020

Piani di assetto e regolamenti delle aree naturali: il tempo è scaduto.




I piani di assetto delle aree naturali regionali protette sono strumenti importantissimi “ai fini della tutela e della promozione dei valori naturali, paesistici e culturali presenti nell'area stessa”.
Secondo l’art. 26 della L.R. 29 del 6 ottobre 1997 essi vanno a regolare caratteristiche ed attività che si possono svolgere al loro interno tra le quali” la loro perimetrazione e destinazione ad uso pubblico o privato, i vari gradi di accessibilità veicolare e pedonale, i sistemi e le attrezzature ivi insistenti, indirizzi e criteri di intervento su flora e fauna, organizzazione generale del territorio in zone di riserva integrale o generale ecc.
L’art. 27 invece spiega come i regolamenti abbiano lo “scopo di garantire il perseguimento delle finalità per cui è istituita l'area stessa, disciplinando l'esercizio delle attività consentite” tra le quali ricordiamo ad esempio: interventi sulle acque, raccolta delle varie specie vegetali, costruzione di opere e manufatti, svolgimento di attività commerciali, artigianali, sportive o di ricerca scientifica, il soggiorno e la circolazione del pubblico solo per citarne alcune.

È chiaro quindi come siano entrambi strumenti importantissimi per la gestione e fruizione delle aree naturali protette in difetto dei quali queste si troverebbero senza una specifica regolamentazione delle attività suddette con grave danno al proprio tessuto ambientale e sociale.

Al momento attuale, pur essendosi fatti numerosi passi avanti, vi sono ritardi nella redazione dei piani, nel loro completamento, adozione ed aggiornamento. Se guardiamo la Relazione sullo stato della pianificazione delle aree protette 2019 vediamo come siano ancora in corso di redazione i piani della Riserve naturali dell’Arcionello in provincia di Viterbo, dell’Inviolata oggi nel Parco Nazionale Regionale dei Monti Lucretili e del Parco Nazionale Regionale Marturarum nel comune di Barbarano romano.

Per questi motivi ho presentato un Ordine del Giorno che è stato approvato nella seduta di Consiglio del 21 gennaio. Il documento impegna la Giunta ad attivarsi per accelerare tutte le procedure, compresa l’adozione di atti e assegnazione di personale aggiuntivo, con lo scopo di arrivare all’approvazione ed adozione dei Piani di assetto per le aree succitate.

Purtroppo su questo argomento come su molti altri c’è poca informazione e forse anche poco interesse; ricordiamoci però che la cura del nostro territorio non è “delegabile a qualcun altro”; inizia da noi, da come ci comportiamo in quel territorio e anche da quanto ne sappiamo riguardo la sua gestione e conservazione. 

Io non mollo e voi?

venerdì 7 febbraio 2020

Beni confiscati alla mafia per le donne vittime di violenza



Una vera “emergenza nazionale”, come definita dal Procuratore generale della Cassazione Giovanni Salvi nella sua relazione all'anno giudiziario, con dati su femminicidio importanti rispetto alla cifra totale di omicidi commessi in Italia, comunque tra gli ultimi posti nella UE per questi crimini. Inoltre il rapporto Eures su femminicidio e violenza di genere ha rilevato come l’ambiente domestico sia il luogo più frequente in cui si consumano questi efferati delitti.
Nonostante negli ultimi anni l’attenzione delle istituzioni su questo tema sia alta, la cronaca ci spinge a riflettere ulteriormente sulle azioni da mettere in campo per contrastare un fenomeno vile e violento.

Le istituzioni, dal canto loro, hanno messo in campo leggi e norme che tutelano le donne vittime di violenza e anche nella nostra regione non mancano iniziative e provvedimenti volti sia alla prevenzione che all’assistenza. È il caso della L.R. 4/2014 che tra le altre prevede la possibilità per la Regione di concedere in comodato d’uso immobili del proprio patrimonio a
“enti o associazioni che hanno tra gli scopi statutari essenziali la lotta ad ogni forma di violenza contro le donne ed i minori” per trasformarli in centri antiviolenza, case rifugio, o case di semiautonomia.

Secondo quanto dichiarato dalla Regione stessa i 23 centri antiviolenza del Lazio sono concentrati nelle province di Roma, Frosinone, Latina e Rieti (che ne ha uno solamente) mentre in provincia di Viterbo non ce n’è nemmeno uno.

Ho presentato perciò l’Ordine del giorno D09/74 che è stato approvato nella seduta di Consiglio del 21 gennaio che impegna la Giunta a valutare possibili interventi per istituire case rifugio o case di semiautonomia nei comuni di Tarquinia e Montalto di Castro in provincia di Viterbo.
A tale proposito nella speranza di dare ulteriore impulso ed importanza alla cosa ho presentato un emendamento al collegato al bilancio 2020 (PDL 194 31.10.2019), che verrà discusso prossimamente in aula, per destinare, ai sensi del D.Lgs. 159/2011, beni immobili confiscati alla mafia o ad altre organizzazioni criminali proprio alla realizzazione di case rifugio per le donne vittime di violenza.

Ben conscia che questo non risolve la piaga sociale della violenza sulle donne, spero che anche l’emendamento al collegato al bilancio venga approvato e che assieme all’Ordine del giorno già passato possa essere un valido impulso per aumentare le strutture di aiuto e assistenza nella provincia di Viterbo.

lunedì 3 febbraio 2020

Parco d’Abruzzo: area contigua subito!





L’area contigua è quella superficie di territorio che confina con un’area protetta o un Parco, nel nostro caso quello nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise. Racconterò la storia lunga e travagliata iniziata nel lontano 1993 con un’ordinanza del Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare che stabiliva il perimetro dell’area di protezione esterna al Parco. Conseguentemente le Regioni Abruzzo e Molise hanno istituito le proprie aree contigue sui propri territori facendole coincidere con l’area di protezione e concordandole esclusivamente con l’Ente Parco proprio come previsto dalla normativa vigente (comma 2 art. 32 L.394/1991).


La Regione Lazio giocando sulla doppia denominazione zona di protezione/area contigua ha tergiversato per oltre 15 anni lasciando incompiuta questa fondamentale azione di tutela di un territorio che ospita l’Orso bruno marsicano, popolazione a rischio di estinzione.

Recentemente la Direzione Regionale guidata da Vito Consoli ha intrapreso un percorso amministrativo quanto mai inusuale in cui si va a negoziare con gli enti locali interessati la perimetrazione dell’area contigua anche attraverso proposte di modifica della Zona di protezione esterna come si evince dai resoconti degli incontri con i rappresentanti degli enti locali svolti ad Atina il 17 gennaio e il 14 marzo 2019.
Qualsiasi provvedimento non può portare a modificare i confini diversi da quelli stabiliti dall’Ordinanza di cui sopra, di sicuro a nessun tipo di riduzione di superficie e comunque deve essere concordato solamente con il PNALM stesso (Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise) come previsto dall’art. 32 della L.394/1991 succitata. Pur condividendo il coinvolgimento degli enti locali siamo oramai oltre ogni tempistica accettabile per arrivare al provvedimento conclusivo di istituzione dell’area contigua e non sono più accettabili ulteriori dilazioni temporali o proroghe. Tanto più che lo stesso Vito Consoli ha ribadito che era intenzione della Regione istituire l’area contigua al PNALM entro giugno 2019!

Per questo ho portato e sto portando avanti una battaglia in tal senso che ha visto una vittoria nella recente approvazione di un Ordine del giorno di cui sono prima firmataria. Il documento impegna la Giunta ad istituire entro 90 giorni l’area contigua al Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise secondo quanto stabilito dalla normativa statale e regionale e nel rispetto della perimetrazione stabilita dal Ministero dell’Ambiente il 9 novembre 1993 salvo ovviamente che la si voglia ampliare.
Speriamo che la Regione decida di conformarsi alla legge e di seguire l’esempio di Abruzzo e Molise sul versante tutela dell’Orso bruno marsicano!

martedì 28 gennaio 2020

Foreste vetuste: patrimonio immenso da tutelare





Le foreste rivesto un ruolo primario nella mitigazione dei cambiamenti climatici tanto più se sono ecosistemi resilienti come quelli più evoluti ed maturi.
La tutela delle foreste vetuste ovvero di quelle formazioni ad alto grado di complessità con alberi centenari mi sta particolarmente a cuore poiché elemento di grande biodiversità sui nostri territori.

Nel collegato al bilancio (PDL 194 31.10.2019), è stato approvato in commissione un mio emendamento che va a modificare le norme in materia di gestione delle risorse forestali (L.R. 39 del 28 ottobre 2002). Più specificamente è stato dato parere favorevole all'inserimento di due commi all'articolo 34bis che ha come tema la tutela delle foreste vetuste e delle faggete depresse.

Con questi due commi la Regione, ma anche associazioni ambientaliste o enti gestori delle aree naturali potranno promuovere tutta una serie di iniziative volte alla pubblicizzazione e valorizzazione delle foreste vetuste incluse nell'elenco appositamente creato presso la direzione regionale. Sarà così possibile accedere a fondi per organizzare, ad esempio, visite guidate, attività che coinvolgano le scuole ed ogni iniziativa volta a far godere del meraviglioso ed unico ambiente naturale che ci circonda e che forse conosciamo troppo poco. A tale scopo inoltre è stato approvato apposito capitolo di spesa che ammonta a 150.000 euro da suddividersi negli anni 2020, 2021 e 2022.

mercoledì 22 gennaio 2020

Impianti fotovoltaici: la Regione si prenda le sue responsabilità





Alcuni comuni lo sanno molto bene e Tuscania è uno di questi: stanno sorgendo impianti fotovoltaici come funghi e molte sono le richieste di approvazione per progetti simili.

Purtroppo tali progetti riguardano esclusivamente le zone agricole, bruciando così ettari di terreni produttivi e la nostra capacità di autosostentamento alimentare. Da anni giace in qualche cassetto la proposta di Piano energetico regionale che dovrebbe indicare le aree idonee e non idonee alla realizzazione di impianti per la produzione di energia elettrica.

Nel collegato al bilancio (PDL 194 31.10.2019), che andrà fra poco in discussione in aula, la regione inserisce una modifica alla L.R. 16 del 16 dicembre 2011 e più precisamente aggiunge l’art. 3.1 che delega i Comuni a “stabilire una percentuale non superiore al 3% della superficie agricola utilizzabile (SAU) del territorio comunale destinabile alla realizzazione di impianti fotovoltaici” fintanto che non vengono individuate quelle zone che non sono idonee a tali installazioni (secondo quanto disposto dalle Linee Guida Nazionali di cui al Decreto Ministeriale del 10 settembre 2010).

Ora, fermo restando che la Regione dovrebbe celermente individuare le zone non idonee, come prescrive la legge, con lo scopo di dare anche ai soggetti privati un quadro chiaro su dove è possibile investire (avevo presentato tempo fa una mozione in tal senso che è stata bocciata), ci sembra poco lungimirante delegare ai Comuni una competenza che spetta alla Regione. Finora l’assessore Onorati e l’Assessore Alessandri, competenti per agricoltura ed energia, nulla hanno opposto a questo proliferare di progetti e centrali e nulla hanno fatto per ascoltare le richieste delle associazioni ambientaliste e della Sovraintendenza, tesa a tutelare il paesaggio. Ora questo articolo che demanda ai comuni è un vano tentativo di lavarsi le mani da mancate azioni di indirizzo politico che chi governa è tenuto a attuare.

Ho perciò presentato un emendamento che va a modificare l’articolo 3.1 inserito nella proposta in modo che sia la Regione a prendersi la responsabilità di stabilire una “percentuale non superiore al 3% della superficie agricola utilizzabile (SAU) dei territori comunali destinabile alla realizzazione di impianti fotovoltaici in conformità al vigente Piano Territoriale Paesaggistico Regionale, tenendo conto anche degli impianti già realizzati”.

Sia cioè la Regione a stabilirlo tenendo conto di quanto già realizzato in modo da non gravare ulteriormente il territorio ma anche rispettando il vigente PTPR che ultimamente è sembrato non esistere nemmeno.

lunedì 20 gennaio 2020

Incostituzionale la caccia nelle aree contigue per i non residenti





Nonostante la caccia sia una pratica legale, per molte specie di fauna selvatica andrebbe sicuramente abolita. Affinché la si permette essa va regolata con norme chiare e stringenti tanto più se riguarda le zone confinanti (o contigue) ai parchi nazionali o aree protette dove invece è severamente vietata.

Nel recente collegato al bilancio (PDL 194 31.10.2019) la regione inserisce all'art. 13 comma 7 la possibilità del “prelievo venatorio (ai) cacciatori aventi diritto all'accesso all'ambito territoriale di caccia su cui insiste l’area contigua”. In pratica permette anche ai cacciatori non residenti la caccia nelle aree contigue.
Ho presentato un emendamento per abrogare tale comma anche in virtù di una pronuncia della Corte costituzionale del 2018. Nella sentenza 217/2018 la Consulta, infatti, ha accolto il ricorso del Tar dell’Abruzzo che aveva sollevato questione di legittimità costituzionale dell’art. 44 della Legge della Regione Abruzzo n. 10 del 2004 che, in buona sostanza, permetteva la caccia anche ai cacciatori che non fossero né proprietari né conduttori dei fondi interessati.

È lapalissiano quindi che qualora la Regione approvasse tale norma essa sarebbe incostituzionale e passibile di ricorsi e di successiva bocciatura proprio in forza della Sentenza suddetta.

sabato 11 gennaio 2020

Balle spaziali




I conti della Regione sono in ordine e la sanità del Lazio va così bene che siamo usciti dal commissariamento. No, non è “Balle Spaziali” di Mel Brooks ma sono affermazioni che si leggono sulla stampa locale.

Non vogliamo fare della facile ironia perché la realtà di una Regione disastrata e della sanità allo sbando è sotto gli occhi di tutti; facciamo solo presente alcuni dati desunti da documenti ufficiali:

Dall'analisi dei Bilanci di previsione finanziaria dell’ultimo triennio nei quali sono riportati, tra numerosi altri dati, i consuntivi relativi all'anno precedente, si evince come vi sia un aumento dell’esposizione debitoria della Regione: si passa infatti da 21,3 miliardi del 2016 a 22 del 2017, a 22,7 miliardi desunti dall’ultimo consuntivo.

Ad oggi Nicola Zingaretti è ancora Commissario straordinario della sanità laziale (così come previsto dalla delibera del Consiglio dei Ministri del 21 Marzo 2013) tanto che continua ad emettere Decreti in tema sanitario. Il 30 dicembre 2019, ad esempio, ne ha emessi addirittura 5: U00523, U00524, U00525, U00526, U00527.

Quindi i conti sono talmente in ordine che la Regione continua ad indebitarsi e la sanità va talmente bene che non è più commissariata anche se Zingaretti continua ad emettere Decreti… in qualità di commissario ad acta. Se non fosse la realtà ci sarebbe da ridere.