mercoledì 13 febbraio 2019

La GdF sequestra beni per oltre 180mila euro




Apprendiamo oggi da alcuni organi di stampa che la Guardia di Finanza di Tarquinia ha eseguito dei sequestri di beni per oltre 180mila euro nei confronti di persone i cui nomi non sono stati resi noti che, pare, il condizionale è d’obbligo, si siano appropriati di denaro appartenente alle società Mastarna srl e Fondazione Vulci, in toto partecipate dal Comune di Montalto, usandoli per i propri scopi personali.

Ancora una volta assistiamo a fatti gravissimi nei quali sembrerebbero implicati esponenti delle istituzioni che potrebbero essersi appropriati illecitamente di fondi pubblici. Sempre secondo quanto si legge sui giornali, “i responsabili dell’Ente locale e delle entità giuridiche partecipate dovranno ora rispondere del delitto di peculato di cui all’art. 314 del codice penale” che prevede la reclusione da quattro a dieci anni di carcere.

Qualora le notizie fossero confermate e si giungesse poi alla condanna in sede processuale dei responsabili, si palesa un grande danno per i cittadini e per i preziosi beni archeologici e naturalistici che la Fondazione di Vulci intendeva gestire: fatti gravissimi sui quali mi auguro la magistratura faccia presto luce.

martedì 12 febbraio 2019

Erosione costiera: nulla di fatto; la Regione rimanda.






Nulla di fatto sulle risorse a difesa della costa di Tarquinia da parte della Regione Lazio.

Si è svolta ieri pomeriggio la commissione consiliare sul tema dell’erosione costiera alla presenza dell’assessore Alessandri. Scarsissimi fondi e tempi incerti per intervenire sulle tante emergenze tra le quali il Porto Clementino manufatto di epoca romana che viene lentamente ma inesorabilmente inghiottito dal mare, la spiaggia delle Saline anch’essa preda quotidiana dell’acqua marina.
Purtroppo nonostante da anni sia noto lo stato critico in cui si trovano alcuni beni costantemente minacciati dall’azione del mare, l’assessore non prende impegni precisi ma rimanda ogni azione ai contenuti del Piano di Tutela della costa che però ancora non esiste. Proprio in questi giorni la Giunta affiderà l’incarico della sua redazione ed è facile intuire che i tempi affinchè entri in vigore saranno senz’altro lunghi. Il mare intanto continua la sua lenta opera e non aspetta rispettosamente e pazientemente i tempi della Giunta Zingaretti.

Intendiamoci, il Piano è sicuramente uno strumento importante per programmare le azioni in maniera coerente e coordinata su tutta la costa laziale evitando interventi a spot spesso più dannosi del non fare nulla proprio per la mancata pianificazione su grande scala spaziale. L’impegno di 100.000 euro in tre anni destinati al comune di Tarquinia, mi delude considerando che con questa modalità non si potranno mettere in cantiere interventi risolutivi.
Zingaretti e la sua maggioranza sono anni che promettono impegni concreti per la difesa della costa, ma ciò che vedo invece è scarso interesse per un bene comune che rischia di scomparire compromettendo storia ed economia del nostro territorio.


mercoledì 6 febbraio 2019

Consorzi di bonifica: i debiti di uno spalmati su tutti?



Ho depositato un’interrogazione per conoscere le intenzioni della Giunta in merito al processo di fusione dei Consorzi di Bonifica “Tevere Agro Romano”, Pratica di mare” e “Maremma Etrusca” alla luce di quanto esposto nella DG n. 21572 del 18/12/2018 e della grave situazione finanziaria in cui versa il Consorzio “Tevere Agro Romano”, dissesto che rischia di pesare sui consorzi con cui avverrà la fusione.

Il 7 febbraio prossimo infatti si riunirà la Commissione Agricoltura e Ambiente per decidere il rinnovo delle nomine a commissario straordinario dei consorzi di bonifica “Tevere e Agro romano”, “Pratica di Mare”, “Maremma Etrusca”, “Val di Paglia” e “Bonifica reatina”.
Proprio con la delibera summenzionata la Giunta intende dare un’accelerata, che non stento a definire  preoccupante e confusa, al processo di fusione dei consorzi; processo che si trova in stand-by dall’approvazione della L.R. 12/2016 che tracciava proprio il percorso di riordino di tali enti.
Nell’atto di Giunta si legge di come la gestione commissariale abbia rilevato problematiche e situazioni molto diversificate che richiedono tempi e soluzioni differenti per ciascuna area territoriale. La situazione è tale, sempre secondo l’atto, da non consentire contemporaneamente la conclusione del processo di riordino e afferma al contempo, in maniera evidentemente contraddittoria, come sia invece possibile procedere al completamento del processo di fusione per l’istituzione del Consorzio del “Litorale Nord”.
Va bene che ultimamente la lingua italiana pare non sia più così gettonata, ma delle due cose o l’una o l’altra!

Mi chiedo inoltre come sia possibile tratteggiare percorsi così differenti per i processi di fusione e come mai non si tenga conto del grave debito, definito strutturale e complicato da risolvere dallo stesso commissario, accumulato in anni di incuria e negligenza dal consorzio del “Tevere Agro Romano” e che ammonta a circa 32 milioni di euro.

Appare perciò incomprensibile il percorso paventato dalla Giunta. Come si dice, a pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca, e quindi potrebbe essere che si pensi di risolvere la situazione debitoria attraverso la fusione e la distribuzione del debito su tutti i consorziati penalizzando così, di fatto, gli enti maggiormente virtuosi. Visto che pare si fermi il processo per alcuni consorzi mentre non è così per altri, mi auguro che si proceda con la stessa attenzione per tutti i territori. Attendiamo un chiarimento.

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martedì 5 febbraio 2019

Rifiuti: Zingaretti solo intenti in pratica si ampliano le discariche





Oggi 5 febbraio 2019 si discute di gestione rifiuti in Consiglio Regionale. Argomento importante e molto dibattuto non solo in questo periodo sui media. Si tratta delle Linee Guida per la redazione de Piano Rifiuti 2019 – 2025 che inizierà la procedura di Valutazione Ambientale Strategica (VAS) nei prossimi giorni.  Dopo la fase di VAS il documento approderà in consiglio per la sua approvazione.

Il testo è pieno di intenti ma non sappiamo come questi si tradurranno sul territorio. Condividiamo totalmente lo stop alla termovalorizzazione ed alle discariche, obbligo peraltro previsto dalle direttive UE (Direttiva 200898CE) checché ne dicano sulle testate nazionali politici e giornalisti poco informati. Manca però nel piano presentato tutta la declinazione di tali principi sul territorio. Finora abbiamo assistito ai danni prodotti dalla gestione privata del sistema rifiuti che con grandi e piccoli impianti hanno reso, in pratica, la Pubblica Amministrazione dipendente da essi potendo così giocare al rialzo sulle tariffe.

Questa dichiarazione d’intenti non si traduce in fatti visto che proprio il 21 dicembre 2018, la Regione Lazio ha autorizzato l’ampliamento della discarica di rifiuti non pericolosi in località “Le Fornaci” per un totale di ben 660.000 tonnellate. Si stima possa essere sufficiente per altri 8 anni continuando a ricevere rifiuti sia dalla provincia di Rieti sia da quella di Roma.
Una servitù gravosa per un territorio così piccolo, scarsamente popolato e con quantitativi limitati di rifiuti.

Al di là dello scontro politico e delle differenti vedute, mi chiedo cosa sia stato fatto dalla Giunta Zingaretti in questi 6 anni di governo e dove siano le alternative all’attuale gestione. Quali sono state le proposte del PD in questi anni in cui ha governato il Lazio?
Se nei prossimi mesi ci troveremo in emergenza rifiuti, come peraltro messo nero su bianco nel documento presentato dalla maggioranza, sarà per la mancata programmazione e pianificazione di questa amministrazione. Mi auguro che in fase di emergenza la discarica di Viterbo non diventi il contenitore di nuove realtà territoriali.
Vorrei capire quali soluzioni si intendono mettere in campo nei territori fuori della provincia di Roma. La capitale è un unicum nel Lazio e rende il Lazio un unicum tra le regioni italiane.

Rilevo tante contraddizioni nell’operato di questa Giunta, nel documento e nelle affermazioni dell’assessore. Si fanno tante dichiarazioni d’intenti che stridono pesantemente con i fatti. A parole cioè si dice di voler andare verso una gestione pubblica dell’impiantistica mentre nei fatti gli uffici continuano ad affidare e autorizzare la gestione dei rifiuti ai privati. Si continua bellamente ad autorizzare il privato con atti autoritativi che andranno in scadenza nel 2020.

La provincia di Viterbo ha una capacità impiantistica di trattamento dell’organico più che sufficiente per ciò che produce, anzi dai dati si evince come vi sia una quantità impiantistica eccedente. Allora perché si continuano ad avviare procedure autorizzative per trattare l’organico? A cosa serve questo documento e quando si tradurrà in realtà, in pianificazione e programmazione?
Trovo questo consiglio l’ennesima vetrina per Zingaretti in volata verso il congresso del PD e questi atti sono solo delle carte da giocare in vista della tornata elettorale interna al partito.

Infine concludo con una breve analisi su quelli che sono i fattori escludenti la localizzazione degli impianti di trattamento rifiuti. Ebbene credo che questa aula, questo consiglio si debba interrogare su quali siano i luoghi in cui si propone di realizzare tali impianti. Vengo da un’area agricola ed è fondamentale che il suolo agrario venga tutelato dalla realizzazione o ampliamento di qualsivoglia impianto di trattamento/smaltimento di rifiuti e non credo debba sottolineare il perché.
Le aree agricole produttive, importanti per la conservazione del paesaggio rurale, vanno perciò tutelate e conservate. Mi riferisco ai territori classificati come sistema dei paesaggi agrari dal Piano Territoriale Paesistico Regionale (PTPR); paesaggi agrari che sono di rilevante valore e che non possono né devono diventare luoghi destinati a realizzare impianti industriali di trattamento dei rifiuti.
Secondo il M5S, una strategia corretta e sostenibile dei rifiuti si basa sulle 5 R (Riduzione, Riuso, Riciclo, Raccolta, Recupero).
Infine, la materia organica ottenuta con la raccolta differenziata va trattata attraverso il compostaggio aerobico in impianti di piccola taglia e diffusi sul territorio e tutto dovrebbe essere basato su piccole aziende agricole invece che su grandi “prenditori” di rendite anche allo scopo, non di poco conto, di evitare il trasferimento dei rifiuti lontano dai luoghi di produzione, che può rivelarsi potenzialmente molto inquinante.

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lunedì 4 febbraio 2019

Stop alle nomine illegittime nell'Asl di Viterbo




 

Il caso riguarda l'incarico di Direttore sostituto della U.O.C. Servizio di Igiene e Sanità Pubblica affidato tramite un avviso interno invece che con un regolare concorso pubblico come previsto norme vigenti (art. 15 e 15 ter del D.lgs 502/92 e il DPR 484 del 10/12/1997). Non solo, tale incarico è stato assegnato dalla Asl con questa modalità nel 2016 e nel 2018, sempre alla stessa persona, in ulteriore contrasto anche con il relativo Contratto Nazionale del Lavoro, in base al quale la sostituzione di un dirigente per cessazione del rapporto di lavoro è consentita per il tempo strettamente necessario ad espletare le procedure concorsuali. In tal caso può durare sei mesi, prorogabili fino a dodici". 

Lo denuncia la consigliera regionale M5S del Lazio, Silvia Blasi, che anticipa al riguardo un'interrogazione rivolta alla Giunta Zingaretti. "Non vorrei che si usassero certi escamotage amministrativi per elargire favori a soggetti solo perché vicini ad un certo entourage politico, visto che chi ha ricoperto questo ruolo nell'Asl è stato candidato per il PD alle recenti elezioni amministrative a Viterbo. Chiedo che l'assessore regionale alla Sanità, D'Amato, intraprenda tutte le azioni amministrative necessarie per indire un concorso pubblico e impedire al contempo l’efficacia dell’avviso interno. - incalza Blasi - 

È necessario invertire la rotta nell'assegnazione di incarichi nell'ASL di Viterbo e non intendo retrocedere di un millimetro su questa questione. 
Mi riservo pertanto di valutare l'opportunità di ricorrere ad un esposto all’ANAC e alla Procura. 

Zingaretti è da sei anni commissario della sanità nel Lazio e ciò che ha fatto è chiudere presidi nelle province, ridurre i posti letto e affidare incarichi illegittimi: meglio che si rassegni a lasciare il posto invece che accanirsi con inopportuni ricorsi alla Consulta contro il Dl Fiscale che gli impedisce di ricoprire contemporaneamente il ruolo di governatore regionale e quello di Commissario alla Sanità del Lazio.

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lunedì 28 gennaio 2019

A proposito della riconversione del PPI di Montefiascone e Ronciglione





A proposito della riconversione del PPI (Punto di Primo Intervento) di Montefiascone e Ronciglione facciamo subito chiarezza per dissipare ogni dubbio: ogni decisione va imputata all’attuale Commissario della Sanità del Lazio Nicola Zingaretti, che, per il ruolo che ricopre, ha pieni poteri sull’organizzazione dei servizi sanitari, sulle nomine dei direttori, sulle assunzioni di personale e sulle gare del CUP.
Detto questo è facile comprendere come anche i direttori generali diventano meri esecutori di una politica dei tagli che fa tutto in funzione del rientro dal disavanzo sanitario.

La regione Lazio è infatti commissariata per gli abnormi debiti contratti nel settore della sanità dai quali inspiegabilmente sembra che i vari presidenti di regione compreso quello attuale non riescano o non vogliano rientrare. In questa situazione è doveroso ricordare che la regione perde una parte del fondo sanitario nazionale che va a incidere inesorabilmente sulle risorse per i servizi fondamentali che dovrebbero venire erogati ai cittadini.

Il Governo ha recentemente emanato all'interno del Decreto fiscale (Decreto Legge 119/2018 convertito con modificazioni dalla L. 136 del 17.12.2018 pubblicato in G.U. Serie Generale 293 del 18.12.2018), una norma che vieta ai presidenti delle regioni di essere anche commissari della sanità (art.25 septies commi 2 e 3). A questa norma, guarda un po’, si stanno opponendo proprio Nicola Zingaretti e Vincenzo De Luca cioè i presidenti delle 2 regioni maggiormente indebitate a livello di sanità che vogliono rimandare la decisione in Conferenza Stato Regioni.
Zingaretti ha fatto del rientro dal commissariamento della Regione Lazio un vero e proprio cavallo di battaglia nella sua recente campagna elettorale promettendolo entro il 31 dicembre 2018. Siamo a gennaio 2019, Zingaretti è ancora commissario straordinario, nulla è cambiato e anzi, pare, molto è peggiorato tanto che in provincia di Viterbo ci troviamo con una sanità depotenziata e ridotta ai minimi termini.

Nel viterbese manca l’assistenza sanitaria di base e questo è evidente dagli accessi impropri ai pronto soccorso cioè i codici bianco e verde, che rappresentano circa il 70% degli accessi nei PS dell’ospedale Belcolle a Viterbo, a Tarquinia, a Civita Castellana e Acquapendente per l’anno 2016 (fonte piano strategico ASL VT 2017/2019). Le liste di attesa per le visite specialistiche sono una criticità mai risolta ed affrontata, solo per citare un esempio. Di fatto questa situazione porta a una separazione dei cittadini in pazienti di serie A e di serie B; cioè porta a una distinzione tra chi può permettersi di pagare una prestazione privata e chi no e deve attendere periodi anche molto lunghi per una diagnosi.

I dati della ASL di Viterbo, dipingono una situazione al collasso soprattutto per quanto attiene le liste di attesa per prestazioni sanitarie inerenti alcune specialità quali chirurgia vascolare (> 6 mesi), neurologia E.M.G. (> 5 mesi), gastroenterologia (> 1 anno), Radiologia (> 1 anno), tanto per citarne alcune (Vedi a pagina 29 del piano strategico ASL VT 2017/2019).
Ciò che manca quindi è la rete di assistenza territoriale e la presa in carico del paziente da parte della medicina di base che preferisce spedire i propri pazienti verso esami diagnostici costosi e ripetuti. Il paziente diventa così la vera fonte di reddito e sostentamento del servizio sanitario pubblico e privato mentre compie la sua via crucis che lo porta nelle braccia degli specialisti a pagamento (sempre se può permetterselo).

In tutto questo il modello territoriale dei Servizi sanitari è di fondamentale importanza; la realtà ci parla di una mole di atti amministrativi pieni di nobili dichiarazioni di intenti che nella pratica si traducono in contenitori vuoti come le Case della salute inventate da Zingaretti, che però sono praticamente invisibili ai cittadini che manco sanno della loro esistenza e dei servizi che offrono.
Le case della salute, come si può desumere dagli atti aziendali, sono caratterizzate principalmente da funzioni quali medicina di base, assistenza specialistica ambulatoriale, ambulatorio infermieristico, diagnostica strumentale di primo livello, la cui fruibilità di poche ore al giorno è correlata agli accessi impropri ai Pronto Soccorso.

In questo scenario che si potrebbe definire apocalittico, che si fa? Si smantellano i Punti di Primo Intervento di Ronciglione e Montefiascone e si vuole far credere che questo sia un diktat del Governo e non una precisa decisione del Commissario Zingaretti che vuole il risparmio a tutti i costi. Si eliminano cioè due punti di primo intervento senza considerare variabili importanti nella provincia come l’orografia del territorio, la demografia e la densità della popolazione ivi insistente.
In assenza di una appropriata rete territoriale lo scenario che si prospetta non è di certo roseo e potrebbe vedere il Pronto Soccorso dell’ospedale Belcolle al collasso per l’elevato numero di accessi di pazienti costretti a spostarsi in macchina per raggiungere il presidio sanitario.

Tutto questo, lasciatemelo dire, per rientrare a tutti i costi da un debito che non hanno contratto i cittadini ma le politiche scellerate dei partiti con decenni di nomine dirigenziali inutili, appalti e convezioni con privati costosissime, creazioni di posizioni organizzative superflue ed esose.
Intanto Zingaretti beatamente, forte di questi “successi” e di un pubblico di tifosi che lungi dal guardare la realtà dei fatti lo continua a sostenere, corre per diventare Segretario del Partito democratico lasciando dietro a sé cittadini incolpevoli vittime del Servizio sanitario da lui stesso disegnato.


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sabato 26 gennaio 2019

Orte Civitavecchia - Il TAR dà ragione agli ambientalisti




L’ordinanza del TAR relativa al ricorso firmato dalle associazioni ambientaliste contro la Presidenza del Consiglio e contro Anas in cui si chiedeva l’annullamento del provvedimento di compatibilità ambientale del tracciato verde della SS675 tratto Monteromano – SS1 Aurelia, che veniva localizzato nella Valle del Mignone, ristabilisce finalmente un principio di prevalenza della tutela dell’ambiente e del paesaggio sulla questione dell’interesse pubblico troppo spesso invocato quando si tratta di realizzare le infrastrutture.

Nell’ambito della procedura di approvazione del progetto preliminare, appare ancora più evidente come il consenso al tracciato verde espresso dalla Regione Lazio a guida PD sia stato un mero parere politico che non ha voluto tenere conto delle tante criticità ambientali, come i pesanti impatti sulla Rete Natura 2000, istituita dalla UE proprio per proteggere la biodiversità, pur essendo l’ente competente per la gestione dei SIC (Siti di interesse comunitario) e ZPS (Zona di protezione speciale). Questo provvedimento, a mio parere, sancisce infine le mancanze del nostro paese nella attuazione dei principi stabiliti dalla Direttiva Habitat (Direttiva 92/43/CEE) ed Uccelli per la cui effettiva applicazione si necessita dell’intervento della Corte UE.

Come anche correttamente espresso dalle associazioni promotrici, la decisione del TAR, che rinvia proprio alla corte Europea dubbi e domande sorte sulla decisione inerenti la scelta del cosiddetto “tracciato verde”, solleva un’altra importante questione che potrà avere importanti ripercussioni sul futuro. Il Tribunale amministrativo infatti pone il dubbio sul fatto se sia legittimo per un organo come la Presidenza del consiglio dei Ministri ignorare le decisioni o direttive del Ministero dell’ambiente che è la massima autorità in materia ambientale.



venerdì 25 gennaio 2019

Su acqua potabile rischio sanzione Ue altissimo




Chiesta audizione urgente dell'assessore alla Sanità D’Amato e all'Ambiente Onorati

“La commissione europea ha inviato un parere motivato all’Italia per aver disatteso gli obblighi imposti dal diritto comunitario sulla qualità delle acque potabili per la presenza di valori fuori norma di arsenico e fluoruri in particolare in provincia di Viterbo. Pertanto il rischio di procedura d’infrazione è adesso incombente.” Così in una nota i consiglieri regionali M5s del Lazio. “Il programma di interventi finora messo in campo dalla Regione Lazio si dimostra inefficace nonostante gli imponenti investimenti effettuati negli impianti di dearsenificazione, circa 60 milioni di euro per la loro realizzazione e circa 17 milioni di euro per la loro manutenzione. – fa sapere la consigliera regionale 5 stelle, Silvia Blasi -  Tra l’altro è noto come questi impianti abbiano tempi di vita mediamente brevi ed è quindi necessario che la regione inizi ad elaborare una soluzione alternativa, come più volte ho sollecitato alla Giunta nell’ambito della discussione sul Piano di tutela delle Acque regionali.” Continua Blasi: “Le criticità legate alla qualità dell’acqua potabile in provincia di Viterbo sono in parte legate all’origine vulcanica, per quanto riguarda la concentrazione di arsenico e fluoruri, ed in parte all’eccessivo uso di fitofarmaci per quanto attiene alle fonti idropotabili legate al Lago di Vico.  In base all’art. 12 del Dlgs 31/2001, la Regione Lazio ha specifiche responsabilità tra cui gli adempimenti relativi all’inosservanza dei valori di parametro e l’adozione di piani d’intervento. La regione è troppo impegnata in un braccio di ferro fuori o dentro Talete, invece di preoccuparsi della qualità dell’acqua potabile dei cittadini della provincia di Viterbo.” Conclude la consigliera 5 stelle, Silvia Blasi: “Ho inviato immediatamente una richiesta di audizione al’Assessore all’ambiente Enrica Onorati ed all’Assessore alla Sanità  Alessio D’Amato affinché vengano in commissione ad informare dettagliatamente sulla procedura d’infrazione della UE e sulle azioni che intendono intraprendere per scongiurarla”.

sabato 19 gennaio 2019

La Regione inserisca Civitavecchia nel Piano Regionale di risanamento della qualità dell’aria



Il 17 gennaio 2019 si è tenuta la commissione congiunta Sanità ed Ambiente Agricoltura per ascoltare il sindaco di Civitavecchia Antonio Cozzolino in merito al mancato inserimento del porto della città nel Rapporto Preliminare propedeutico alla redazione del Piano di risanamento della qualità dell'aria della regione Lazio.

Civitavecchia può essere purtroppo definita un hot spot di inquinamento nella nostra regione dato l'effetto sommatorio di più fonti inquinanti ivi presenti: la centrale a carbone TVN dell'Enel e il traffico portuale, tra l’altro, particolarmente intenso nei mesi estivi. Questi fattori gravano pesantemente sulla salute degli abitanti e sull'ambiente anche dei comuni limitrofi fino ad arrivare, con i loro effetti, ai confini del Lazio. Per fare un esempio, i dati di uno studio scientifico recentemente pubblicato evidenziano come nelle chiocciole terrestri prelevate vicino alla centrale a carbone esista un danno permanente al DNA causato dal bioaccumulo di metalli pesanti.

A livello nazionale, è notizia battuta di recente dall’Ansa, il ministero dell’ambiente si sta muovendo nel senso della decarbonizzazione dei porti dettando le linee guida che le 16 autorità portuali italiane dovranno seguire. È proprio a Civitavecchia che il ministro Sergio Costa infatti ha presentato il documento che prevede: “banchine portuali elettrificate per alimentare dalla rete le navi ormeggiate invece che con i gruppi elettrogeni a gasolio. Depositi di gas naturale nei porti per incentivare la transizione delle navi verso i motori a gas. Mezzi per la movimentazione elettrici o a basso consumo. Efficientamento energetico degli edifici portuali”. Tutto questo quindi a vantaggio della diminuzione dell’inquinamento e del miglioramento della salubrità dell’aria.

Appare perciò anomalo l’aver dimenticato di inserire il porto di Civitavecchia, uno degli hotspot di inquinamento della nostra regione, in un documento che dovrebbe dettare le nuove regole per la qualità dell'aria. Vi è una forte incidenza degli inquinanti prodotti dal traffico portuale che è stata illustrata ieri dal sindaco Cozzolino il quale ha altresì riferito che circa il 75% delle polveri ultra fini (PM 2.5) ed il 50% dell'inquinamento atmosferico provengono dalle attività portuali.

Durante l’audizione inoltre sono stati citati gli esiti degli studi epidemiologici effettuati da ASL RM F e dalla ASL RM E dal titolo "Valutazione Epidemiologica dello stato di salute della popolazione residente nei comuni di Civitavecchia, Allumiere, Tarquinia, Tolfa e Santa Marinella" di febbraio 2012 (scaricabile QUI), e "La salute della popolazione di Roma e del Lazio" di maggio 2016 (scaricabile QUI). In questi documenti si evidenzia che per la città di Civitavecchia, rispetto alle medie regionali, vi è per gli uomini un tasso elevato d mortalità per tumore alla pleura e infezioni acute respiratorie (+26%) e per le donne un elevato tasso di mortalità per tumore al rene (+57%) ed infezioni acute respiratorie (+25%).

È stata approvata all’unanimità quindi in commissione congiunta Sanità e Ambiente, la richiesta del consiglio comunale di Civitavecchia di far inserire nel Piano Regionale di risanamento della qualità dell’aria, misure ed interventi atti a prevenire o limitare le emissioni in atmosfera prodotte dalle navi all’ormeggio nel porto della città.

Come previsto dall’art.113 del regolamento dei lavori del Consiglio regionale, ora la questione sarà presa in considerazione in una seduta del Consiglio regionale, cosa che auspico possa avvenire in tempi brevi vista l’importanza per la salute di tutti i civitavecchiesi.

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venerdì 18 gennaio 2019

Silvia Blasi (M5S): su erosione costiera saline di Tarquinia: ottenuto l'impegno della Regione



Ho ottenuto l’impegno dell’Assessore Alessandri a considerare prioritario l’intervento a tutela della spiaggia delle saline di Tarquinia all’interno del redigendo Piano di tutela della costa laziale.
Oggi in consiglio regionale si è parlato di difesa della costa dall’erosione proprio grazie ad un Ordine del giorno di cui sono prima firmataria. Un tema su cui è richiesta un’azione urgente da parte della regione Lazio dato che la maggior parte della nostra costa sta scomparendo.

Il centro di monitoraggio GIZC che fa capo alla Direzione Regionale Infrastrutture, Ambiente e Politiche Abitative della Regione Lazio stima una perdita complessiva di 140 ettari secondo il rapporto inserito nel Programma delle Attività 2016-2018. In particolare il cordone sabbioso che separa la riserva naturale delle saline di Tarquinia dal mare si sta assottigliando sempre di più, anno dopo anno raggiungendo spesso pochi metri in alcuni punti e mettendo conseguentemente a rischio l’equilibrio ecologico di un ambiente salmastro unico e prezioso per la sosta dell’avifauna migratoria in transito lungo la nostra penisola.

Le saline di Tarquinia sono una delle ultime zone umide della costa tirrenica riconosciute come Sito di Interesse comunitario (SIC) e Zona di Protezione Speciale (ZPS) dalla Direttiva Habitat (Direttiva 92/43/CEE) e dalla direttiva uccelli ed inserite nella Convenzione di Ramsar e non possiamo permetterci di perdere questo habitat prioritario a livello europeo. Sono fermamente convinta che l’intervento della Regione sia urgente e continuerò a battermi affinché vengano trovate al più presto le risorse per affrontare le criticità.

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