venerdì 12 luglio 2019

Impianti su suolo agricolo. Urgente l'intervento della Giunta.




Oggi 10 luglio 2019 ho chiesto al Consiglio regionale di esprimersi sull’installazione di impianti fotovoltaici su suolo agricolo; una questione urgente nella Tuscia, dato che al momento sono in essere iter autorizzativi per vere e proprie centrali energetiche nei comuni di Tuscania, Montalto di Castro e Tessennano con relativa occupazione di centinaia di chilometri quadrati di suolo agricolo.

Questi impianti, tra l’altro, ricadono proprio nelle aree classificate dal Piano Territoriale Paesistico Regionale (PTPR) come “Sistema del Paesaggio agrario” ovvero Paesaggio agrario di valore” (es. vedasi la tavola 7 foglio 344 e la legenda col riepilogo dei sistemi ed ambiti del paesaggio), compromettendo in questo modo, per decenni, l’assetto rurale di una vasta porzione di territorio ed alterandone profondamente il paesaggio.

Purtroppo la mozione che impegnava la Giunta ad avviare con urgenza un’apposita istruttoria, secondo quanto disposto dalle Linee Guida Nazionali di cui al Decreto Ministeriale del 10 settembre 2010, per l’individuazione delle aree non idonee alla realizzazione di impianti di produzione di energia da fonte rinnovabile ricomprendendo tra esse le aree classificate dal PTPR come “Paesaggio agrario di valore” è stata bocciata dalla maggioranza.

Quindi la Regione approva che si sacrifichi del suolo agricolo, che lei stessa definisce “di valore” nel PTPR, per farci degli impianti energetici fortemente impattanti? Approva quindi anche l’Assessore regionale all’agricoltura Onorati che ha addirittura chiesto il ritiro della mozione evitando di prendere una posizione politica rispetto a quella che si prospetta una delle più importanti trasformazioni del territorio della Tuscia?
A mio parere non è possibile sacrificare il suolo agricolo, che peraltro supporta l’eco-sistema e fornisce quelli che potremmo chiamare ‘servizi’ a tutti gli operatori del territorio. Non è concepibile sfruttare il suolo, appunto agricolo, con l’obiettivo di raggiungere gli obiettivi energetico – climatici, i quali però sottendono grandi speculazioni energetiche a cui gli agricoltori, da soli, non possono fare argine.

La Regione deve prendersi il ruolo di governo del territorio gestendo l’attuale diffusione delle energie rinnovabili ed indirizzare la loro localizzazione su terreni degradati quali, ad  esempio, i SIN (Siti di interesse Nazionale), discariche o ancora sui tetti di capannoni ed aree industriali. Le energie rinnovabili sono certo una grande chance per un presente eco sostenibile ma questo non deve andare a discapito dell’agricoltura.



martedì 9 luglio 2019

Audizioni su COBALB




Si è svolta stamani 9 luglio 2019 l’audizione di cui avevo chiesto la convocazione al Presidente della Commissione ambiente Valerio Novelli che aveva come tema lo stato dei lavori di adeguamento del collettore circumlacuale del lago di Bolsena in seguito ai recenti malfunzionamenti delle pompe di sollevamento nei comuni di Bolsena e Montefiascone.

Il ritardo nel completamento dei lavori appaltati già nel 2016 dalla Regione Lazio è inaccettabile e stamani abbiamo cercato nuovamente delle risposte dall’amministrazione pubblica rappresentata dalla dirigente d’area, ing. Wanda D’Ercole e dal RUP (Responsabile Unico del Procedimento), Ing Proietti. La dirigente si è impegnata ad effettuare una valutazione sullo stato di avanzamento lavori riservandosi come ultima spiaggia la possibilità di chiudere l’appalto con la ditta aggiudicatrice. Dal canto mio ho chiesto che venga effettuato sul posto, da parte dell’amministrazione Regionale, un monitoraggio periodico dei lavori presso le stazioni di sollevamento. L’amministrazione ha inoltre indicato come data ultima per il loro completamento il 15 ottobre 2019.

È fondamentale che in commissione ambiente sia trovata una sinergia tra tutte le forze politiche per garantire il rispetto degli obiettivi della Direttiva Quadro Acque (direttiva 2000/60/CE) che, lo ricordo, imponeva il raggiungimento dello stato ecologico “buono” per le acque superficiali entro il 2015 (ne parlavo più dettagliatamente qui). Per il lago di Bolsena paradossalmente si è passati negli anni recenti da una classificazione di stato “buono” a “sufficiente”, il che espone la nostra regione al rischio reale di una procedura d’infrazione europea, le cui basi, peraltro, sono già state gettate essendo in corso la procedura UE Pilot 6800/14/ENVI.

Vale la pena ricordare che nel PTARapprovato a novembre 2018, la regione ha previsto un impegno di spesa di circa 40 milioni di euro per l’adeguamento degli impianti di depurazione del bacino idrografico del lago di Bolsena; io continuerò a chiedere il rispetto degli impegni assunti. Il lago di Bolsena è una risorsa fondamentale per la provincia di Viterbo sotto il profilo ambientale, sanitario in quanto, tra l’altro, risorsa idropotabile ed economico e per questo non dobbiamo abbassare la guardia e pretendere investimenti adeguati.

sabato 1 giugno 2019

Sarà un po’ più semplice costituire ecomusei



Il Movimento 5 stelle della regione Lazio vuole dare la possibilità a tutte quelle realtà che vogliono attivarsi per tutelare il territorio di costituirsi in ecomuseo. Quanto ho fatto osservare in riferimento al troppo stringente regolamento della giunta Zingaretti sugli ecomusei, consente di liberare le idee e le sinergie dei cittadini che hanno come scopo la valorizzazione del patrimonio ambientale e culturale della nostra regione.

È iniziata, infatti, la discussione del regolamento “Riconoscimento e valorizzazione degli ecomusei regionali” previsti dalla L.R. 3/2017, concernente la definizione dei criteri e dei requisiti minimi richiesti per il riconoscimento della qualità di ecomuseo di interesse regionale.
A mio parere il regolamento, redatto da un Comitato tecnico scientifico appositamente costituito, detta requisiti estremamente stringenti per ottenere tale qualifica. Sono quindi soddisfatta dell'approvazione di un'osservazione al regolamento, a mia prima firma, che semplifica la procedura di riconoscimento.

È stata infatti eliminata la necessità di presentare un atto formale di costituzione dell'ecomuseo con data certa antecedente di almeno 3 anni alla domanda di riconoscimento.

Ciò consentirà a tutte quelle realtà associative, non costituite formalmente in ecomuseo, di poter presentare la domanda senza avere quel vincolo temporale. Il tutto per semplificare la procedura e tutelare quelle realtà territoriali che, in possesso dei requisiti previsti dalla norma, si sono attivate o si vogliono attivare per intraprendere un percorso innovativo per la tutela, la valorizzazione e la conservazione del paesaggio e del patrimonio storico-culturale del Lazio.

venerdì 31 maggio 2019

Il taglio dei vitalizi nel Lazio è realtà




Il taglio dei vitalizi agli ex consiglieri della Regione Lazio è finalmente realtà.

Il consiglio regionale ha approvato il ridimensionamento della somma percepita da ex consiglieri a titolo di vitalizio pena la decurtazione di una quota pari al 20% dei trasferimenti statali così come stabilito dalla legge di bilancio nazionale del Governo (legge 145/2018). Il taglio medio si attesta attorno al  35% della somma percepita mensilmente con decurtazioni che vanno dal 13% al 51%. Ciò consentirà il risparmio per le casse regionali di circa 6,6 milioni di euro e ovviamente il ridimensionamento al ribasso di uno dei tanti odiosi privilegi della classe politica.

Questa è una battaglia contro gli sprechi della politica che stiamo portando avanti dal 2013 quando siamo entrati per la prima volta in consiglio regionale.

Finalmente, dopo l’intervento del Governo, siamo riusciti ad ottenere questo risultato anche nel Lazio nonostante fino ad un anno fa, sotto la gestione Renzi, ci venisse detto che si trattava di diritti acquisiti e perciò non modificabili.
Questi cosiddetti diritti acquisiti rappresentavano fino ad oggi un vero e proprio schiaffo in faccia a tutti quei cittadini che hanno un lavoro precario o che non riescono ad arrivare alla fine del mese. Grazie alla legge varata dal “Governo del Cambiamento” si è realizzato un taglio delle indennità mensili di tutto rispetto che partirà dal 1 dicembre 2019 e coinvolgerà anche diversi nomi noti della politica viterbese: Domenico Simeone, anni 66 con 10 anni di attività da consigliere regionale che percepisce 4.299 euro; Giuseppe Parroncini, anni 69 con due legislature all’attivo percepisce 4.688 euro; Socciarelli Candido, 69 anni con 2738 euro; Rodolfo Gigli,  84 anni ed una vita in politica, che percepisce dal consiglio regionale 4.264 euro.

giovedì 23 maggio 2019

Proposta di legge per vincolo di tutela dei Monti Ernici




Ho depositato una proposta di legge per proporre l’ampliamento dell’area protetta “Parco regionale Naturale dei Monti Simbruini” con l’adiacente area dei Monti Ernici, per tutelare non solo i preziosi e incontaminati ambienti montani e fluviali situati nell’area orientale della provincia di Frosinone, ma soprattutto per preservare i pochi esemplari di orso marsicano (50 in tutto) ivi a rischio di estinzione.

La giunta Zingaretti non ha mai voluto stabilire un vincolo di protezione dell’area, anche se la regione avrebbe dovuto farlo essendo obbligata da precise direttive comunitarie, dall’adesione al piano nazionale di tutela da parte delle due regioni confinanti con il Parco, Abruzzo e Molise, e persino dalle stesse delibere di giunta portate avanti negli anni dalla stessa amministrazione Zingaretti. Tutta l’area dei Monti Simbruini ed Ernici, inoltre, è stata dichiarata unitariamente come Z.P.S., ovvero zona di protezione speciale, e la sua mancata tutela comporterebbe la violazione gli articoli della direttiva europea “Habitat” 92/43/CEE del 21 maggio 1992.

L’esigenza di proteggere l’area ha proprio lo scopo di conservare e proteggere l’habitat dell’orso, che deve a sua volta essere tutelato. A questa proposta di legge siamo giunti grazie ad un lavoro dal basso, con un continuo confronto con le associazioni ambientaliste che chiedevano da anni alla regione di adoperarsi in tal senso. Verremo ascoltati?

martedì 14 maggio 2019

PSR: quale lo stato dei pagamenti?




Seguo da tempo il bando per i fondi destinati all'agricoltura biologica della nostra regione in quanto lo ritengo un settore strategico fondamentale per la tutela della salute e della biodiversità del Lazio. Un settore che necessita di sostegno economico costante al fine di garantire i necessari interventi ed investimenti ai nostri agricoltori.

Per questo ho chiesto un aggiornamento sullo stato dei pagamenti da parte della Regione Lazio della misura 11 in relazione alla programmazione 2014/2020. Sono state presentate domande di sostegno per complessivamente 45.422.924 euro a partire dal primo bando pubblicato nel 2015.

Nel dettaglio, risultano liquidati 925.588 euro per l’annualità 2015 pari al 50.7% dei pagamenti ammissibili, 2.737.670 euro per l’annualità 2016 pari al 55.3% dei pagamenti ammissibili, 8.480.243 euro per l’annualità 2017 pari al 55.3% dei pagamenti ammissibili, 3.535.226 euro per l’annualità 2018 pari al 15% dei pagamenti ammissibili.
In sintesi la misura risulta erogata per un 34,5 % degli importi richiesti e giudicati liquidabili.

Ora, da tutto questo si evince che nonostante il dichiarato interesse della Regione per l’agricoltura biologica c’è ancora molto da lavorare per riuscire ad evadere in tempi celeri e certi le quote dei fondi europei destinate all'agricoltura, così importanti per garantire investimenti ed occupazione in un settore strategico per la nostra economia regionale.

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giovedì 9 maggio 2019

La sindaca senza Stato




Riporto l'editoriale di Marco Travaglio pubblicato oggi 9 maggio 2019 su Il Fatto Quotidiano


Siccome siamo in Italia, tutti si domandano se sia il caso di impedire ai fascisti (di Casa Pound e non solo) di fare cose lecite, tipo aprire una casa editrice, pubblicare un libro di Salvini, allestire uno stand al Salone di Torino. 

Intanto i fascisti (di Casa Pound e non solo) continuano indisturbati e impuniti a fare cose illecite: tipo occupare un palazzo del Demanio da 15 anni in via Napoleone III a Roma. O scatenare rivolte, gazzarre e spedizioni punitive contro rom e migranti. E ora addirittura assediare e minacciare (“Troia, ti stupro”, “Vi vogliamo vedere tutti impiccati”, “Bruciamoli vivi”) per tre giorni una famiglia di nomadi bosniaci – madre, padre e due bimbi – “colpevoli” di aver preso possesso di una casa popolare a Casal Bruciato, regolarmente assegnata dal Comune in base alle leggi vigenti: un bando di Alemanno (!) del 2012. 

E ieri circondare e insultare Virginia Raggi, con epiteti di cui i più gentili sono “mafiosa” e “schifosa”, per aver osato portare la solidarietà del Comune a quegli sventurati e affermare il loro sacrosanto diritto a un alloggio popolare legalmente ottenuto. Con la sindaca, che li ha invitati a resistere alla paura e alla tentazione di tornare nei campi, c’erano i vigili urbani che li sfamano durante l’assedio, nonché il direttore e i volontari Caritas, e il vescovo Gianpiero Palmieri. Che ha dichiarato, anche lui fra gli insulti: “È una brava famiglia che lavora, persone oneste. Se neanche una famiglia così riesce a essere integrata, non si sa come si può fare. Prima di arrivare dicevano di voler dare una festa con tutto il condominio, ma il primo giorno nella nuova casa i bambini l’hanno passato abbracciati in un angolo”. “Questa famiglia – ha tentato di spiegare la sindaca, fra urli, improperi e minacce – risulta legittima assegnataria di un alloggio. Ha diritto di entrare e la legge si rispetta. 

Siamo andati a conoscerli e sono terrorizzati. Abbiamo avuto modo di farli conoscere ad alcuni condòmini. Chi insulta i bambini e minaccia di stuprare le donne dovrebbe farsi un esame di coscienza. Non è questa una società in cui si può continuare a vivere”. 

I media continuano a spacciare il tutto come “guerra tra poveri”. Ma questa è una guerra fra legalità e sopruso, fra chi rispetta le regole e chi vuole sostituirle con la legge del più forte. 

E il nuovo prefetto Gerarda Pantalone dovrebbe spiegare perché quei due bimbi coi loro genitori devono vivere questo inferno. Perché il presidio eversivo sotto casa non viene sciolto dalle forze dell’ordine. Perché manipoli di trogloditi senza capelli e senza cervello possono terrorizzare impunemente quei cittadini onesti. 

Già, perché quei rom non c’entrano nulla con altri dediti a furti, accattonaggi e sfruttamenti di minori (tutti reati da perseguire). In quale Paese, in quale capitale d’Europa, sarebbe consentito a orde di facinorosi di intimidire una sindaca, un vescovo, volontari, sindacalisti impegnati sul diritto alla casa, aizzare all’odio e alla violenza interi quartieri senza che arrivi qualcuno in divisa a disperderli con le buone o le cattive e ad accompagnare in guardina chi commette reati? Non in nome dell’antifascismo, ma dello Stato. Che ha un Codice penale. Che, con buona pace di Salvini, vale dappertutto e per tutti. 

Di Maio si è infuriato con la sindaca, che gli avrebbe rovinato la vittoria sul caso Siri a 18 giorni dal voto, dando modo a Salvini di riattaccare la solita solfa sui rom. Ma questo è il momento dei segnali forti, e quello dato ieri dalla Raggi deve rendere orgogliosi i romani e il M5S: come quello dell’altra sindaca Chiara Appendino che, col plauso di Di Maio, ha denunciato insieme al governatore Chiamparino l’editore di Casa Pound per apologia del fascismo. 

A Roma il ricollocamento dei rom sul territorio risponde a una scelta della giunta – superare i campi – che non solo è sacrosanta, ma pure imposta dall’Ue che ha condannato l’Italia per violazione delle norme che proibiscono i centri di raccolta su base etnica. Anche se Veltroni li chiamava “Villaggi della solidarietà” e Alemanno “Villaggi attrezzati”. La famiglia di Casal Bruciato viene da 20 anni nella baraccopoli della Barbuta e ha accettato la proposta del Comune, che però fatica a ricollocare gli altri 500 rom nei quartieri per il sistematico sabotaggio fasciorazzista, che fa leva sul disagio dei residenti. Questi, abbandonati dalle istituzioni dalla notte dei tempi, hanno ragione di diffidare, anche alla luce delle molte situazioni di illegalità e degrado di cui si macchiano molti rom. Ma andrebbero aiutati a capire che i nomadi sono in gran parte italiani o comunitari, dunque non esistono soluzioni per farli sparire dalla loro vista: se nessuno vuole i ghetti incontrollabili, l’unica alternativa sono i ricollocamenti a piccoli nuclei, per rendere meno traumatico l’impatto sociale. E una repressione severa e costante dei reati: dei rom che delinquono e degli anti-rom che pescano nel torbido. 

La Raggi ci ha messo la faccia, e a caro prezzo, come già con gli abbattimenti delle case abusive del clan nomade Casamonica. E accanto a lei avrebbe dovuto avere il ministro dell’Interno. 

Ma Salvini ha sempre di peggio da fare che occuparsi del suo dovere d’ufficio: molto meglio sbraitare “basta rom”, senza indicare uno straccio di soluzione praticabile. Nella speranza di far dimenticare il suo predecessore e compagno di partito Bobo Maroni, che dal Viminale finanziava, su richiesta di Alemanno, i campi nomadi con 30 milioni l’anno, per la gioia di Mafia Capitale. 

Dunque la prossima volta, accanto ai rom onesti e alla sindaca che difende i principi di legalità e di umanità contro il sopruso e il razzismo, dovrebbe esserci Di Maio. Anche a costo di perdere qualche voto. 

La legalità e l’umanità sono molto più importanti di qualsiasi elezione e di qualunque sondaggio.

martedì 7 maggio 2019

Tirendiconto(.it)? Ad oggi ho restituito 232.199,36 euro





Come forse molti sanno ogni portavoce del Movimento 5 stelle eletto in Parlamento o nelle Regioni si decurta lo stipendio restituendo l’eccedenza ai cittadini. Gli importi delle restituzioni e la loro destinazione possono essere monitorati sul sito tirendiconto.it appositamente creato.

È utile ricordare, per quanto ci riguarda, che lo stipendio del consigliere regionale è costituito da indennità e diaria. Questa è destinata a coprire le spese inerenti l’attività politica sul territorio che ogni consigliere debitamente rendiconta. Lo stipendio di ogni consigliere regionale del Movimento 5 stelle è, quindi, di 5000 euro lordi mensili cui si sommano le spese documentate di cui abbiamo detto poc’anzi.

Quanto raccolto tramite le eccedenze degli stipendi è stato in parte destinato (750.000 euro) ad un fondo creato di concerto con la Regione Lazio a garanzia di mutui chirografari o prestiti personali a tasso agevolato rivolti principalmente a piccole realtà imprenditoriali e famiglie che devono affrontare spese mediche per i propri familiari affetti da gravi patologie. Si è instaurato perciò una sorta di circolo virtuoso perché mano a mano che i prestiti venivano restituiti, le somme “liberate” andavano a garanzia di nuove richieste consentendo altri finanziamenti e perciò il rinnovo del bando. Abbiamo poi donato 200.000 euro ai comuni di Accumuli e Amatrice quale aiuto per i danni occorsi durante il sisma che li ha colpiti e altri 120.000 euro sono stati impiegati per acquistare delle Lavagne Interattive Multimediali per le scuole del Lazio. Come si evince poi dal sito tirendiconto.it, alla data odierna, poco più di 600.000 euro sono disponibili e deve ancora essere decisa la loro destinazione.

Ad oggi, nella mia qualità di consigliere regionale, ho restituito 232.199,36 euro e ogni mese una parte del mio stipendio a cui rinuncio va ad accumularsi nel fondo che verrà usato per realizzare progetti destinati alla comunità. Sono orgogliosa di rappresentare l'unica forza politica dove gli eletti sono concretamente vicini ai cittadini donando una parte dei loro stipendi.

venerdì 3 maggio 2019

Carenza di requisiti per la Direttrice ASL di Viterbo?




C’è legittimità per la nomina del nuovo direttore generale all’ASL di Viterbo oppure no?

Ho depositato a tale proposito, assieme ai colleghi Loreto Marcelli e Davide Barillari, un’interrogazione a risposta scritta indirizzata al governatore della Regione Lazio Zingaretti e all’assessore alla Sanità Alessio D’Amato. Nel documento chiediamo che venga verificata la sussistenza dei requisiti della dottoressa Daniela Donetti nominata Direttore Generale dell’Azienda Sanitaria Locale di Viterbo.

Già direttrice amministrativa e ora promossa alla direzione generale, Donetti risulta carente dei requisiti per l’accesso alla Direzione di struttura complessa, quale la ASL, ovvero un’esperienza almeno quinquennale di direzione di struttura complessa.

È un requisito aggiuntivo che la Regione ha ritenuto indispensabile al momento della pubblicazione del bando pubblico per l’individuazione del professionista. Sembra perciò oltremodo strano che una caratteristica specificamente richiesta nel bando non sia stata debitamente e scrupolosamente controllata.

La nomina che riguarda la dottoressa Donetti peraltro è già stata oggetto di proroga tanto che, già al tempo in cui fu decisa, destò non poche perplessità. In quella circostanza infatti, il direttore generale dell’ASL di Viterbo si era ritrovata in tale posizione apicale non avendo vinto un concorso pubblico contrariamente alla maggioranza dei suoi sottoposti.

Nutriamo perciò forti dubbi sulla legittimità di questa nomina e riteniamo opportuno che queste criticità vengano chiarite ed eventualmente che la nomina stessa venga riconsiderata.

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martedì 30 aprile 2019

Acqua pubblica: un altro piccolo passo avanti



 

Con l’approvazione di un nostro ordine del giorno in Consiglio regionale, il 29 aprile scorso, il “Forum italiano dei movimenti per l’acqua”, costituito dai vari Comitati per l’Acqua pubblica, verrà coinvolto nel tavolo tecnico dell’assessorato per la governance e l’individuazione dei nuovi Ambiti di bacino idrografici, in base alla legge n.5/2014.

L’ODG inoltre prevede che venga tenuto debito conto della proposta dello stesso Forum in merito all’individuazione dei nuovi ambiti di bacino idrografici.

Ci tengo a sottolineare un principio che ritengo fondamentale: un tema delicato e vitale  come quello della gestione dell’acqua pubblica e degli ambiti di bacino idrografici dovrebbe vedere sempre il coinvolgimento dei comitati per l’acqua pubblica; è infatti proprio il costante e perseverante impegno del Forum che ha permesso di giungere all’approvazione della legge 5/2014 trasformando l’iniziativa popolare in un provvedimento concreto approvato all’unanimità e attualmente in vigore nella nostra Regione.

Ci aspettiamo quindi che la Giunta Zingaretti oltre ad applicare una legge che essa stessa ha approvato, il che dovrebbe essere una ovvietà, provveda a rispettare l’atto passato in Consiglio, e al contempo, faccia in modo che lo stesso valga anche per il Direttore Regionale Risorse Idriche e Difesa del Suolo che dovrà individuare i bacini idrografici naturali presenti sul territorio regionale proprio come previsto dalla legge 5.

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